martedì 14 giugno 2011

Risposte

Coop: diciamo no alle carni clonate

Qualche tempo fa mi è capitato di sentir parlare della possibilità che carni provenienti da animali clonati possano esser messe in vendita in Europa. Stanno davvero così le cose? E cosa ne pensa Coop? Che garanzie hanno i consumatori?

Chi non ricorda la pecora Dolly (era il 1996), ovvero il primo mammifero nato e vissuto come frutto di una operazione di clonazione. Ma cosa significa esattamente clonazione e quali sono le procedure scientifche che vengono seguite? La clonazione animale consiste nel creare una copia di un animale sostituendo il materiale genetico di una cellula uovo non fecondata con il materiale di una cellula del corpo prelevata dall’animale che si vuole clonare; in questo modo si ottiene un embrione esattamente uguale all’animale adulto da cui è stato prelevato il materiale genetico. L’embrione viene quindi impiantato in una madre surrogata, nel cui grembo si sviluppa fino alla nascita.
Dal primo annuncio su Dolly ad oggi l’analisi dei dati scientifici disponibili sul tema clonazione fa emergere diverse incertezze sia nella valutazione del rischio (a causa dell’esiguo numero di studi disponibili), sia per l’assenza di un approccio uniforme degli stessi.
Dagli studi fin qui effettuati sono emerse alcune problematiche relative alla salute e al benessere di un numero significativo di cloni, spesso con gravi conseguenze. Inoltre nella valutazione del GEE (Gruppo europeo sull’etica nelle scienze e nelle nuove tecnologie) si conclude che “considerato l’attuale livello di sofferenza e di problemi di salute delle madri surrogate e degli animali clonati, si esprimono dubbi sul fatto che la clonazione animale per scopi alimentari sia eticamente giustificata”.
È proprio partendo e tenendo conto dei pareri fin qui espressi dal mondo scientifico ed in coerenza con la propria missione ed i propri valori, che Coop non ritiene al momento opportuno l’utilizzo di animali clonati a scopo alimentare.
I motivi di questa posizione sono coerenti al principio di precauzione, che da sempre orienta le scelte di Coop nei diversi campi. In partcolare vogliamo ricordare la grande attenzione e i concreti impegni assunti da Coop sulla sicurezza alimentare, sul benessere animale, in materia di etica e di difesa della biodiversità.
Sul tema della sicurezza alimentare, nonostante, al momento, i dati a disposizione indichino una sostanziale similarità tra i prodotti derivati dagli animali clonati rispetto a quelli convenzionali, queste informazioni, sono molto scarse e quindi statisticamente non significative. Sul fronte del benessere animale, la clonazione evidenzia diverse criticità sia per le madri surrogato che per i cloni. Da non sottovalutare, inoltre, l’impatto che questa pratica avrebbe sul piano etico e del controllo pubblico sulla trasparenza dei processi, dal momento che questa tecnologia, come quella per la manipolazione genetica, è impiegata da poche industrie in poche nazioni e ciò potrebbe tradursi in un monopolio dell’allevamento del bestiame.
Ultimo ma non meno importante è l’impatto che questa tecnica ha sull’ambiente e la biodiversità. Infatti, uno dei rischi più immediati, già presente con le normali tecniche di incrocio, è la drastica diminuzione della biodiversità, patrimonio fondamentale del nostro pianeta in generale ma soprattutto elemento prezioso della vita economico-culturale dell’Italia.

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Pomodori che passione

Sono golosissimo di pomodori, ma in realtà non so molto di questo prodotto che credo sia, giustamente, un simbolo della qualità delle produzioni del nostro paese.


L’italia ne produce circa 7 milioni di tonnellate, e il 30% è destinato ad essere consumato fresco. Le varietà utilizzate sono una ventina ma i più richiesti sono oggi i ciliegini e quelli a grappolo. Il pomodoro è ricco di acqua (94%), povero di zuccheri, grassi e proteine, contiene potassio, oltre a fosforo, magnesio, calcio, zinco. È fonte di betacarotene, vitamina C e il famoso licopene, antiossidante che sembra aumenti le difese naturali contro l’invecchiamento. Un consiglio per la conservazione: i pomodori vanno riposti nella parte bassa del frigo (8-10°) senza metterli a contatto con altre verdure. Passata, polpa, pelati industriali, una volta aperti si mantengono in frigo per 3-4 giorni.
Quanto invece ai prodotti trasformati e alle conserve, secondo i dati della Coldiretti, durante l’anno, la famiglia italiana media acquista almeno 31 kg di pomodori trasformati e, a essere preferiti, sono nell’ordine i pelati (12 kg), le passate (11 kg), le polpe o il pomodoro a pezzi (5 kg) e i concentrati e gli altri derivati (3 kg).


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Cereali, chi li mangia?
Ho una curiosità sul consumo di cereali. Sta davvero aumentando come ho sentito dire, oppure gli italiani continuano a preferire altri prodotti?


Secondo una ricerca Gpf del 2010, se nel 1984 alla domanda “faccio uso di alimenti integrali”, rispondeva sì il 18,8%, oggi siamo al 23,5%. Uno studio effettuato da Ales Market Research, sempre nle 2010, sui cereali per la prima colazione, mostra che questo è il pasto in cui sono più utilizzati (29% delle donne e il 19% degli uomini, mentre il 17% e il 5% rispettivamente lo fa in altri momenti della giornata). Le maggiori consumatrici sono le più giovani: il 33% ha tra i 18 e i 24 anni, mentre dai 35 anni in poi il consumo cala decisamente. Quasi la metà degli intervistati non conosce la differenza tra cereali integrali e raffinati. Chi usa cereali li distingue per il contenuto di fibre (85%), per la naturalità (65%) o per il contenuto di crusca (61%). Quanto ai benefici per la salute, la risposta prevalente è: “favoriscono il transito intestinale” (73%), seguita da “contribuiscono alla salute del tratto gastrointestinale” (46%) e “a prolungare il senso di sazietà” (33%). Alla domanda “In quali alimenti si trovano?” il 79% ha risposto “Nei prodotti che lo dichiarano in etichetta“. Ma c’è anche un 4% che crede si trovino “In tutti i tipi di pane”. Ultimo elemento, il gusto: circa 1/5 di coloro che consumano cereali raffinati o non consumano affatto cereali, ritengono che il gusto dei cereali integrali sia meno buono.


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Come possiamo essere sicuri che non ci arrivi pesce radioattivo dal Giappone?

Dopo l’incidente atomico, Russia, India e altri grandi clienti delle pescherie giapponesi hanno vietato le importazioni; altri come l’UE hanno introdotto procedure di controllo sistematico di tutte le merci. Come è stato riportato dagli organi di informazione, le importazioni in Europa di alimenti giapponesi sono del tutto esigue. Nondimeno l’UE ha subito introdotto specifici controlli a cui assoggettare le derrate alimentari e si accinge a ridurre ulteriormente i livelli di radioattività ammissibili. Il nostro Ministero della Salute, dopo pochissimi giorni dall’incidente, ha disposto un controllo analitico di tutte le partite di mangimi per animali e alimenti di origine animale e vegetale provenienti dal Giappone. Pensiamo che, salvo clamorose scoperte dell’ultima ora, possiamo tranquillizzarci almeno sotto questo aspetto…


Gli ultimi dieci articoli  me li sono copiati dalla rivista Coop Consumatori che ogni mese ricevo via posta e leggo anche via web, è una rivista dove oltre ovviamente pubblicizzare attività e prodotti a marchio Coop si possono trovare degli interessantissimi articoli che riguardano il consumo critico ed etico

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Una Nuvola in Cucina?

Una nuvola tra pentole e padelle? Ne vedrete delle belle!!!